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Jerash, sito storico ed archeologico di Giordania, risalente all'Età del bronzo
Autore: Giampiero MinelliL’antica Gerasa, una cinquantina di chilometri a nord di Amman
, capitale della Giordania
, era abitata già più di 5.000 anni fa. Stupenda città greco-romana, molto ben conservata.
Quando ci sono andato la prima volta accompagnavo una troupe cinematografica statunitense che girava un documentario turistico sulle destinazioni Alitalia in Medio Oriente
.
Arrivati sul posto, dopo aver sorseggiato diverse bevande, calde e fredde, che ci volle a tutti i costi offrire, alla accogliente e ciarliera guida locale, con la sua kefia rossa e bianca, abbiamo chiesto di indicarci un particolare curioso.
Ci portò, lentamente, verso il Tempio di Zeus
, in posizione dominante; ci guardò con curiosità e disse: vedete questo colonnato davanti a voi? Bene, una di queste colonne oscilla con il vento. Trovatela.
E si sedette a fumare, poco più in là.
Le colonne, alte una decina di metri, saranno pesate tonnellate; sembrava assolutamente impossibile che potessero oscillare con il vento!
Eppure… accettammo la sfida e cominciammo a ragionare: alcune erano collegate da architravi e le scartammo; altre, isolate, attirarono la nostra attenzione e cominciammo ad ispezionarne le basi, finché arrivammo ad una sul lato est del tempio, esposto al vento in quel momento.
Abu Ibrahim, la nostra guida, si alzò e si avvicinò: l’avete trovata!
La colonna sembrava non poggiare bene sul suo basamento, lui mise un dito tra base della colonna e basamento e disse: sentite, come si muove!
Prima scettici e timorosi poi entusiati facemmo altrettanto e sentimmo la pressione della colonna sul dito cambiare, proprio come se la colonna oscillasse.
Abu Ibrahim si chinò, raccolse un coccetto e un sassolino; infilò il primo sotto la base della colonna e il secondo sotto il coccetto a formare una minuscola leva. Quella leva, andando su e giù con l’oscillazione della colonna, ne amplificava il movimento e permise alla troupe di filmare una sequenza incredibile, tra le più intriganti di “Middle East Caravan
“.
La colonna è ancora lì e presumibilmente oscilla ancora sotto la spinta del vento. E’ la seconda dallo spigolo nord-est del Tempio di Zeus a Jerash
. Se non ci credete andate a controllare!
Forse, Abu Ibrahim non ci sarà più ma troverete certamente un’altra guida che conosce il segreto.
Giampiero Minelli
giampiero.minelli@evolutiontravel.it
Ero arrivato a Bombay
per un incontro di lavoro che non sarebbe cominciato prima delle dodici, ma la differenza di fuso orario non mi lasciava dormire; così, un po’ incoscientemente, uscii molto presto dall’albergo, per osservare come il giorno avrebbe svegliato la città.
A quelle latitudini, l’aurora insegue l’alba e il sole l’aurora: in pochi minuti da notte si fa giorno, in una fantasmagoria di luci e di colori.
Ero arrivato in una valletta sul cui fondo scorreva un torrentello, e un gruppo di persone, quasi indistinguibili nella primissima luce del mattino, sembrava prepararsi ad un rito.
Avevo la macchina fotografica al collo e d’istinto l’alzai, ma non scattai una sola foto.
Rimasi come incantato, a distanza, a guardare, fino alla fine. Nessuno fece caso a me.
Due uomini stavano accendendo un fuocherello di legna non lontano dall’acqua, mentre altri uomini, donne, bambini e bambine stavano agghindando con corone di fiori due vitellini.
Improvvisamente mi giunse alle orecchie una nenia dolce, serena, e forse un flauto la accompagnava, ma non riuscivo a distinguere chi cantava, chi suonava, mentre tutti si muovevano senza urtarsi come intrecciandosi.
Gli uomini che avevano acceso il fuoco presero un vitellino ciascuno e cominciarono a farli girare piano, separatamente, attorno al fuoco e poi nell’acqua, e di nuovo attorno al fuoco e nell’acqua, mentre tutti gli altri si erano disposti in due gruppi e cantavano. Ora sì, li vedevo bene cantare, ma le voci mi giungevano smorzate.
I due uomini avvicinarono i vitellini, li unirono con una lunga collana di fiori, e li portarono di nuovo, questa volta insieme, a girare attorno al fuoco e a scendere in acqua.
Appena risaliti sulla riva, gli uomini pronunciarono insieme ad alta voce alcune parole e i due gruppi si mescolarono, parlando fitto fitto tutti insieme, attorno ai due vitellini.
Nel giro di pochi minuti poi scomparvero tutti, esseri umani ed animali, il fuoco si spense sulla riva e il torrente continuò a chioccolare tra i sassi.
Ero molto curioso di sapere a che cosa avevo assistito e, tornato in albergo, chiesi subito.
La risposta mi intenerì: il vitellino e la vitellina
erano stati “sposati
” cerimonialmente al posto di un bimbo e di una bimba “promessi” dalle rispettive famiglie. La piccola era morta e il suo spirito non avrebbe trovato riposo, mentre al bimbo non avrebbe potuto essere destinata un’altra sposa. La cerimonia aveva risolto il problema di entrambi e delle rispettive famiglie.
Giampiero Minelli
giampiero.minelli@evolutiontravel.it


