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Archivio per febbraio, 2009

20 febbraio 2009

Il mare è bello, il relax assicurato, e gli hotel o i villaggi super serviti non mancano, vogliamo quindi raccontarvi qualcosa di diverso

, provato in comuni escursioni.

Abbiamo visitato l’ isola di Djerba

e siamo davvero rimasti affascinanti dal museo di cultura popolare

, in un ambientazione panoramica e caratteristica ci hanno accolto e stupito i tantissimi “diorami” a grandezza naturale raffiguranti le attività e le tradizioni più antiche, in parte ancora oggi vive, scene di vita rappresentanti uno spaccato reale che ci ha fatto sentire più vicini e comprendere meglio le persone che ci hanno ospitati nella loro isola Non abbiamo resistito a fare anche noi l’ immancabile cammellata nel deserto

, nonostante fossimo (e siamo) convinti che sia solo un modo per “spremere” per benino i turisti ed affaticare quei poveri animali che certamente si divertono molto meno, il richiamo è stato più forte: quelle dune e la sabbia bianca quasi accecante di quel deserto erano davvero una tentazione troppo forte.

Risultato: ai cammelli (che in realtà erano dromedari) mancava solo la parola, davvero simpatici; il deserto è meraviglioso, lo sguardo si perde a vista d’ occhio, in una parola è un incanto, noi però ci siamo ricoperti di sabbia oltre ad essere ”imbragati” in un’ assurda tragicomica mise similbeduina… Abbiamo anche incontrato una volpina del deserto,

piccolissima, morbidissima e con grandi, enormi orecchione, anche lei purtroppo sfruttatissima per la solita foto di rito (alla quale anche noi non abbiamo rinunciato, dando un piccolo riconoscimento al ragazzino che l’ aveva scovata e portata), credeteci, tenere in braccio un animaletto così dolce riempie il cuore di tenerezza.

C’è un posto nel mondo dove almeno una volta nella vita abbiamo voluto essere. Un posto che abbiamo sempre sognato, visto lontano, ma che finalmente si stava avvicinando.

Il sole e l’acqua del mare pizzicavano la mia pelle già ustionata nei giorni precedenti, ma lo spettacolo che avevo davanti ai miei occhi era troppo bello per non gustarmelo fino in fondo. Ero in piedi sulla prua del traghetto, vento, sole e acqua addosso, ma a pochi km di distanza rocce calcaree ricche di una vegetazione fittissima si incastonavano in acque color turchese e mi preannunciavano lo spettacolo che da lì a poco avrei vissuto.

Ero arrivato alle Phi Phi Island.

L’arcipelago è formato da due isole, la più grande Phi Phi Don che è anche l’unica abitata e ha un strana forma a farfalla e Phi Phi Leh più piccola, disabitata perchè riserva naturale. Sull’isola è in parte ancora evidente il passaggio dello tsunami arrivato due anni prima; lo si può notare dalle numerose palme abbattute, dalle foto che ricordano precedenti strutture presenti, ma ad oggi tutto è stato ricostruito e l’isola ha ripreso la sua bellezza, alcuni dicono che è ancora più bella perchè il passaggio dello tsunami l’ha ripulita in tutti i sensi. L’isola di per se offre poco, un piccolo centro molto caratteristico, poche strutture (noi abbiamo optato per le ben più caratteristiche ed economiche guest house), alcuni ristoranti, e numerosi bar affacciati al mare dove le persone ogni sera si ritrovano per gustarsi un aperitivo e ascoltare della buona musica con una cornice unica sullo sfondo. E’ un qualcosa di veramente indimenticabile e che rimarrà indelebile nella mia mente. Per il resto poche attrazioni e divertimenti, ma le sue spiagge, il suo mare e la natura che le circondano sono talmente impressionanti che vale assolutamente la pena fare migliaia di km e trovarsi in quel posto in quel momento. Per un momento caos, rumore e confusione possono aspettare.

Coredo (m.830)

è situato al centro del pittoresco Altopiano della Predaia di fronte alle Dolomiti di Brenta nella Valle d

i Non

le cui pendici sono coltivate a meleto. Vanta un’antica tradizione turistica e una posizione incomparabile per il suo clima asciutto e salubre, per l’ampiezza d’orizzonte, per gli scorci panoramici. E’ un luogo ideale per trascorrere una vacanza, estiva o invernale che sia.

L’estate a Coredo offre una lunga stagione all’insegna dello sport e del relax.

Le attività che si possono svolgere sono naturalmente tantissime, la gran parte legate al territorio, alla natura, alla storia, all’agricoltura…I suoi magnifici boschi di conifere

, adiacenti all’abitato e le sue verdi praterie

offrono un gran numero di comode passeggiate e di facili escursioni

attraverso boschi e campi e i piccoli laghetti, organizzati per la pesca sportiva, itinerari in mountain bike, golf, equitazione che ben si prestano a chi vuole trascorrere delle giornate all’ insegna della natura e del relax.

A pochi minuti, sull’altopiano della Predaia

, definita “balcone sulle Dolomiti del Brenta” non sono stati dimenticati gli adolescenti

disposti sempre alle sfide , per loro è stato realizzato il Sores Park, Parco Avventura con i percorsi sospesi tra i rami delle alte conifere dove è assicurata la massima sicurezza.

E’ un luogo di turismo che offre ospitalità genuina e viva tradizione con un’ agricoltura rispettosa dei cicli naturali ,

ritmi e le tradizioni contadine, le fasi della natura agreste con lo spettacolo dei meli in fiore in maggio, e il periodo della raccolta frutti in autunno.

Durante il periodo estivo è organizzata un’animazione costante, sia per gli adulti che per i bambini, da parte di uno staff di animatori professionisti. Numerose sono poi le rassegne e le feste in programma.

D’inverno, a pochi minuti di automobile, sull’Altopiano della Predaia, grandi e piccini possono cimentarsi nello sci da discesa, lo sci da fondo, slittino o una giornata rilassante tra piscine, idromassaggi, saune in uno stupendo centro benessere.

Una

vancanza ideale per famiglie con bambini

, gruppi di giovani

che amano trascorrere le vacanze in montagna nel cuore della natura, ai meno giovani che apprezzano la pace e a tranquillità che si possono trovare solo durante una passeggiata tra i larici, per chi ama lo sport ed il tempo libero.

Il posto ideale dove trascorrere la propria vacanza!

Gabriele Carenzi
gabriele.carenzi@evolutiontravel.it

14 febbraio 2009

Ferrari in Pista, adrenalina pura :-)

Poco tempo a disposizione e molta voglia di grandi emozioni? Non occorre andare lontano, basta una giornata, qualche ora e puoi essere subito protagonista di un’ incredibile avventura

, da ricordare e raccontare.

Ripensando alla splendida esperienza

che abbiamo provato, e che ripeteremmo subito senza pensarci due volte, avvertiamo ancora un brivido lungo la schiena

..come se fossimo di nuovo lì, in pista, a bordo della rossa, una mitica Ferrari Challenge, la 360 Modena

Veneto

, circuito di Adria (Ro),

un pomeriggio di primavera. Il cielo è terso, il rombo dei motori in pista, e quello delle vetture

all’ ingresso  pronte ad effettuare il  giro

, risuona fragoroso nell’ aria, fino ad arrivare a noi che siamo in piedi ad aspettare sugli spalti

il nostro turno. Osserviamo stupiti le vetture, paiono piccole e sfrecciano davanti ai  nostri occhi, cerchiamo di registrare l’ immagine

con la videocamera, ma è difficile, le auto in curva

sono quasi impercettibili e le nostre gambe iniziano a tremare. Rinunciamo al video, ci guardiamo stando in silenzio e ci capiamo

. Non vogliamo ammetterlo, ma ci sentiamo come bimbi curiosi, ugualmente impauriti ed eccitati. Non è che l’ inizio

, finalmente ci  chiamano, è ora.

Da non crederci, una Ferrari fiammante

è lì per noi, e non una qualsiasi ma un modello da corsa

, un’ auto da Campionato.
No, non guidiamo noi, il gioiellino ha 400cv e vola a 300km/h

. Un fantastico pilota istruttore è al posto di guida, pronto per farci provare alcuni giri al suo fianco, condividendo con noi questo momento. Ci infiliamo casco

e sottocasco, e un pò goffamente, uno alla volta, cerchiamo di nascondere la paura della prima volta infilandoci nell’ abitacolo, sistemandoci su quello strano sedile allestito ad hoc per l’ occasione, ma sappiamo che il tutto si svolge in assoluta sicurezza

, quindi prendiamo coraggio e.. via!
 
Quanto successo dopo è difficile da descrivere: il cuore a mille

, le immagini che si confondono davanti agli occhi, i segni sulla pista che ci ricordano le gare viste in tv, il rumore così unico, il casco che vibra per  la velocità, il tempo che ci sembra scorrere velocissimo.. Possiamo solo dire  che è stata vera adrenalina

, pochi minuti per un’ esperienza unica .

 E’ un’ idea diversa

dal solito, per trascorrere una giornata incredibile

, da soli o in compagnia. Da provare in vari luoghi, ognuno diverso.

La consigliamo anche come proposta regalo

, per festeggiare con originalità e divertimento puro un momento importante.

Sabrina Bignotti e Angelo Tarallo

www.servizituristici.net

 

Il Brasile, durante il 2002-2003 era divenuta la mia
seconda casa, come diceva mio padre, visto che trascorrevo lì la maggior parte

del mio tempo…

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Il Brasile, durante il 2002-2003 era divenuta la mia seconda casa, come diceva mio padre, visto che trascorrevo lì la maggior parte del mio tempo…

Per la prima volta, nel giugno del 2003, mi trovai a visitare San Paolo per motivi d’affari.

Chiamai da Rio de Janeiro

un amico di San Paolo e mi feci prenotare un albergo.

Arrivai assieme ai colleghi di lavoro e di viaggio all’aeroporto cittadino di Conghognas

una domenica sotto un diluvio tropicale. A riceverci all’aeroporto trovammo l’autista dell’albergo, e quando giungemmo in hotel c’era una bellissima sorpresa ad attenderci: Lorenzo l’amico del mio paese ed altri conoscenti!!

La hotel prenotata si trovava a Morumbi, quartiere bene di San Paolo. Eseguito il ceck-in e portati i bagagli in camera decidemmo di andare alla scoperta di questa Megalopoli

un po’ italiana

…Ebbene sì, gli italiani residenti a San Paolo sono circa 3.5 milioni

.

Il primo impatto fu per me devastante ed eccitante

allo stesso tempo; questa megalopoli con strade a 8 corsie che la attraversano in lungo e largo, mi lasciò senza fiato!.

Dentro a questo “quadrato di cemento”

non ci rendemmo conto che era arrivata l’ora di cena.

Per la cena avevamo appuntamento con un

manager in un ristorante tipico brasiliano.

Terminata la cena tornammo in hotel, infatti, il giorno dopo ci attendeva una giornata piena di appuntamenti e dovevamo svegliarci all’alba.

13 febbraio 2009

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Correva l’anno 2002 quando, per visionare l’hotel che un cliente doveva acquistare, ci recammo a Natal. A quel tempo, non esisteva il volo diretto per la città, infatti si doveva far scalo a Rio de Janeiro. Colsi dunque l’occasione per far visita ad alcuni amici brasiliani.

Arrivammo in tarda serata a Rio de Janeiro dove, ad attenderci, c’era il mitico Joao che non ci portò al solito hotel di Copacabana, bensì in un nuovo hotel nel quartiere glamour di Ipanema. Scelsi proprio io quella location

, perché ero stanco di soggiornare sempre a Copacabana e volevo “cambiare aria”. Il nuovo hotel era fronte Oceano nella Avenida Viera Souto, il lungomare di Ipanema, a pochi passi dall’altra famosa spiaggia di Rio: Leblan. La sistemazione era ottimale per me, mentre i miei amici preferivano la spiaggia cosmopolita di Copacabana.

Ormai si era fatta ora di cena e il quartiere di Ipanema pullula di locali famosi pronti a soddisfare l’appetito. Purtroppo, in questo caso ho dovuto cedere al parere della maggioranza e tornare a Copacabana da Marius,

nota Churascaria di pesce o carne.

All’indomani mi alzai presto perché dovevamo andare ad acquistare i biglietti per Natal. A colazione Joao mi raccontò che, un suo amico, era diventato il presidente di una nuova compagnia aerea che arrivava proprio a Natal con prezzi vantaggiosi. Feci due conti e pensai “prezzi vantaggiosi + amico di Joao = si vola gratis

” ma non era esattamente così. Partimmo per la Downtown e durante il tragitto in taxi Joao mi chiese se avevo portato il passaporto; alla mia risposta negativa Lui disse al taxi di tornare all’ hotel per recuperare quel documento. (prima disavventura).

Preso il passaporto, tornammo verso il downtown ma a causa del traffico si era intenso lasciammo il taxi e prendemmo la metropolitana.

Finalmente riuscimmo a raggiungere l’agenzia e ad acquistare i biglietti, quindi tornammo in hotel per il meritato relax.

La mattina seguente, l’orario di partenza del volo per Natal era fissato alle 10.30. Arrivammo in largo anticipo all’aeroporto per fare il check-in e per dare un’ultima occhiata alla documentazione per l’acquisto dell’ hotel. Durante l’attesa uno speaker all’altoparlante annunciò che il volo sarebbe partito con mezz’ora di ritardo; ci guardammo e pensammo “va beh mezz’ora è sopportabile!!

” (seconda disavventura). Trascorsa mezz’ora l’altoparlante riprese: “per motivi tecnici il volo per Natal verrà posticipato alle 15.30

”. Purtroppo non partimmo neppure alle 15.30 ma alle 17.00 col volo di un’altra compagnia brasiliana.

A Natal, una metropoli di circa 1 milione di abitanti, ci aspettava il proprietario dell’ hotel. Come la maggior parte delle città brasiliane anche Natal ha un sopranome: “Cidade do sol”.

Dopo cena raggiungemmo la spiaggia di Ponta Negra, fulcro della movida e della vita notturna della metropoli.

Il giorno dopo visitammo l’hotel da acquistare e avanzammo un’offerta. La struttura era in riva ad una laguna…una immagine bucolica. Era così terminato il viaggio di lavoro. Gli ultimi giorni che precedevano il rientro in Italia li dedicammo al completo relax.

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Il Brasile, durante il 2002-2003 era divenuta la mia seconda casa, come diceva mio padre, visto che trascorrevo lì la maggior parte del mio tempo…

Per la prima volta, nel giugno del 2003, mi trovai a visitare San Paolo per motivi d’affari. Chiamai da Rio de Janeiro

un amico di San Paolo e mi feci prenotare un albergo.

Arrivai assieme ai colleghi di lavoro e di viaggio all’aeroporto cittadino di Conghognas

una domenica sotto un diluvio tropicale. A riceverci all’aeroporto trovammo l’autista dell’albergo, e quando giungemmo in hotel c’era una bellissima sorpresa ad attenderci: Lorenzo l’amico del mio paese ed altri conoscenti!!

La hotel prenotata si trovava a Morumbi,

quartiere bene di San Paolo

. Eseguito il ceck-in e portati i bagagli in camera decidemmo di andare alla scoperta di questa Megalopoli un po’ italiana

…Ebbene sì, gli italiani residenti a San Paolo sono circa 3.5 milioni.

Il primo impatto fu per me devastante ed eccitante

allo stesso tempo; questa megalopoli con strade a 8 corsie che la attraversano in lungo e largo, mi lasciò senza fiato!.

Visitammo in auto i luoghi in cui, il giorno seguente, avremmo raggiunto per i nostri appuntamenti di lavoro.

Finito questo mini tour della città, non potevamo non diventare Paulisti almeno per un giorno.

In tutto il Brasile dove si ha il mare (oceano) a “portata di auto” ci si reca. Invece a San Paolo

la spiaggia di moda durante il periodo invernale (temperatura media 18/19°in giugno/luglio) è il centro commerciale! Lì si trova di tutto dai negozio per lo shopping, ai cinema, ai ristoranti. Il Paulista medio ci passa circa 3 domeniche su 4 durante i mesi invernali.

Dentro a questo “quadrato di cemento”

non ci rendemmo conto che era arrivata l’ora di cena.

Per la cena avevamo appuntamento con un

manager in un ristorante tipico brasiliano.

Terminata la cena tornammo in hotel, infatti, il giorno dopo ci attendeva una giornata piena di appuntamenti e dovevamo svegliarci all’alba.

Una giornata a Rio de Janeiro

Come vi dicevo alla fine dell’articolo precedente il mio sogno era quello di ritornare a Rio de Janeiro città meravigliosa come dicono gli abitanti di Rio de Janeiro. L’occasione venne quando lessi un inserzione su un giornale di turismo.

Presi l’occasione al balzo e contattai da prima gli amici che abitano in Brasile e poi l’agenzia di viaggi, feci il biglietto. Partii un giovedì dopo Pasqua con il primo volo da Venezia per Rio de Janeiro via Roma.

Purtroppo a Roma successe un inconveniente, l’aeromobile destinato a portarmi nella mia Rio de Janeiro si guastò e quindi la compagnia aerea dovette spostare il volo di circa 3 ore.

Arrivai a Rio verso le 23.00 ora locale e ad aspettarmi a Rio c’era un vecchio amico che mi accompagnò all’ hotel

nei pressi di Copacabana. Volli soggiornare a Copacabana per vedere la differenza tra un quartiere glamour come Ipanema e quello cosmopolita di Copacabana

.

Come arrivai all’ hotel depositai i bagagli in camera e non ebbi

il tempo di disfarli per andare a cena per entrare subito in sintonia con la metropoli. Però il quartiere ove soggiornavo non era come Ipanema dove alla sera si può uscire e camminare. Joao amico di vecchia data mi disse “Alberto, Copacabana non è come Ipanema bisognerebbe stare un po’ più attenti a mezzanotte.”

Gli risposi “ma ho fame!

Allora andammo in locale dietro al Meridién a pochi passi dall’ hotel dove alloggiavo.

Finimmo di cenare e mi riporto in hotel.

La mattina seguente ci trovammo presto perché dovevo visitare le meravigliose bellezze che non avevo visto la prima volta a Rio.

Joao arrivo in hotel per far colazione assieme. Come sempre gli abitanti di Rio sono in ritardo.

Finito di far colazione andai in stanza per prendere la macchina fotografica per immortalare le bellezze.

Partimmo dall’ hotel alla volta del Pan di Zucchero

Arrivammo sotto alle due colline collegate tra loro da una teleferica.

Durante la salita al primo colle dove è sito un ristorante e un belvedere dove alla sera si gode una vista romantica sulla spiaggia di Flamengo

Proseguimmo la salita con la seconda teleferica per arrivare al punto di alto di Rio de Janeiro. Purtroppo c’era nebbia o foschia mattutina quindi non si vedeva bene il panorama.

Però durante l’ultima salita la nebbia si disciolse e come d’incanto si apri sotto e davanti a noi un panorama da rimanere esterrefatti. Sotto di noi si vedevano le spiagge che circondando i due colli.

Dovete sapere che oltre a Flamengo dall’ultimo colle si può vedere le spiagge di Copacabana e

quella militare di Urca ed il secondo aeroporto di Rio de Janeiro. In cima al colle se si vuole si può affittare un elicottero per una visione suggestiva di Rio dall’alto

Tornati alla partenza prima di riprendere il taxi per recarsi

al Corcovado Joao mi offri una agua de coco. Bevanda naturale dissetante e sempre fresca.

Durante il tragitto Joao mi domandò se voglio andare su con la macchina oppure con la cremagliera. Gli dissi che preferivo la cremagliera visto che faceva già caldo ed era una bellissima giornata e dentro di me gustavo già il panorama prima di arrivare su al Cristo Redentore.

Arrivammo alla stazione dove parte il trenino, smontammo dal taxi e come chiusi lo sportello dell’auto fummo assaliti dalle guide turistiche che volevano salire con noi e farci da ciceroni durante il tragitto e su al Cristo Redentore.

Riuscimmo a superare le guide grazie a Joao. Si mise a parlare portoghese con me e superammo l’ostacolo.

Rispetto alla prima volta notai che avevano aperto un piccolo museo appena dentro la stazione.

Decidemmo di entrare mentre aspettavamo la partenza del trenino. Dentro al museo c’erano foto della costruzione della cremagliera e della posa del Cristo.

Alla fine del giro all’interno del museo partimmo per la salita che dura circa 30 minuti in mezzo al fresco della foresta metropolita di Rio de Janeiro.

Arrivati alla sommità trovammo una lieta sorpresa, ovvero un scala mobile che ci portava su al

Cristo saltando tutti i negozietti di souvenir.

Fatto un giro veloce ed alcune foto ci recammo in un chiostro a bere un guarana (bibita tipica brasiliana) per il caldo che faceva.

Abbiamo lasciato il chiostro verso l’una per dirigersi a Ipanema dove avevamo appuntamento con altri amici per pranzare.

Arrivato a Ipanema pensavo di andare a pranzare nel noto ristorante dove Jobin, cantautore brasiliano scrisse la famosa canzone Garota de Ipanema. Invece no andammo a pranzare presso un ristorante italiano il Satirycom.

Il proprietario e gestore è italiano.

Dovete sapere che in Brasile si può pranzare da mezzogiorno fino a tarda notte..

Noi ci alzammo alla fine del pranzo che erano circa le 17.00 e ci dirigemmo a piedi verso la spiaggia e la Avenida Viera Souto che sarebbe la strada che costeggia la spiaggia.

Alla fine della passeggiata ero esausto perché era dalla mattina che giravamo ed il fuso orario si faceva sentire (che in Brasile varia da -3 ore a -5 ore rispetto l’ora di Roma) decisi di starmene in hotel ed andare a letto presto, poiché l’indomani dovevo svegliarmi presto per finire le escursioni iniziate e non finite.

Il Brasile, durante il 2002-2003 era divenuta la mia seconda casa, come diceva mio padre, visto che trascorrevo lì la maggior parte del mio tempo…

Per la prima volta, nel giugno del 2003, mi trovai a visitare San Paolo per motivi d’affari.

Chiamai da Rio de Janeiro

un amico di San Paolo e mi feci prenotare un albergo.

Arrivai assieme ai colleghi di lavoro e di viaggio all’aeroporto cittadino di Conghognas

una domenica sotto un diluvio tropicale

. A riceverci all’aeroporto trovammo l’autista dell’albergo, e quando giungemmo in hotel c’era una bellissima sorpresa ad attenderci: Lorenzo l’amico del mio paese ed altri conoscenti!!

La hotel prenotata si trovava a Morumbi,

quartiere bene di San Paolo

. Eseguito il ceck-in e portati i bagagli in camera decidemmo di andare alla scoperta di questa Megalopoli un po’ italiana…Ebbene sì, gli italiani residenti a San Paolo sono circa 3.5 milioni.

Il primo impatto fu per me devastante ed eccitante

allo stesso tempo; questa megalopoli con strade a 8 corsie che la attraversano in lungo e largo, mi lasciò senza fiato!.

Visitammo in auto i luoghi in cui, il giorno seguente, avremmo raggiunto per i nostri appuntamenti di lavoro.

Finito questo mini tour della città, non potevamo non diventare Paulisti almeno per un giorno.

In tutto il Brasile dove si ha il mare (oceano) a “portata di auto” ci si reca. Invece a San Paolo la spiaggia di moda durante il periodo invernale (temperatura media 18/19°in giugno/luglio)

è il centro commerciale! Lì si trova di tutto dai negozio per lo shopping, ai cinema, ai ristoranti. Il Paulista medio ci passa circa 3 domeniche su 4 durante i mesi invernali.

Dentro a questo “quadrato di cemento”

non ci rendemmo conto che era arrivata l’ora di cena.

Per la cena avevamo appuntamento con un

manager in un ristorante tipico brasiliano.

Terminata la cena tornammo in hotel, infatti, il giorno dopo ci attendeva una giornata piena di appuntamenti e dovevamo svegliarci all’alba.