Archivio per dicembre, 2008

Sono quasi le 11 di un venerdì sera a Negril
, tappa obbligata “Alfred’s Ocean Palace”: un localino sulla spiaggia dove ascoltare e ballare musica, dal reggae più classico alla dancehall all’R&B.
Tutti con infradito o scarpe da tennis…
Appena entrata noto un gruppetto di turisti spaesati seduti al tavolo, altri più intraprendenti che si divertono a ballare sulla sabbia, qualcuno in fila al bar per l’immancabile Rhum & Coke.
Il contrasto tra la semplicità di una “pista da ballo” che non è altro che una spiaggia bianchissima illuminata solo dalla luna e da qualche lampadina qua e là e, gli impianti audio che sono grandi come grattacieli e sparano musica a volumi altissimi è davvero sconcertante.
Come si fa a star fermi ascoltando WELCOM TO JAM ROCK di Damian Marley? Oppure il mitico SIZZLA cantante dal vivo su di un palchetto arrangiato… poi la band fa una pausa e parte il DJ con Beenie Man in KING OF DANCEHALL, anche la musica R&B in Jamaica ha un sapore particolare… R.Kelly e Usher ad esempio!
… una serata semplicissima ma un’atmosfera unica!
Serena Mazzatenta
serena.mazzatenta@evolutiontravel.it
Finalmente si torna bambini!! Quando meno te lo aspetti, quando parti dicendo ora sono indipendente, maturo, responsabile, torni bambino. Purtroppo si!
Era il 12 Aprile, ero arrivato a Bangkok da un giorno, vedevo la città e le persone eccitate in subbuglio, ma non ero preoccupato, vedevo gli altri ridere ed ero sereno dovevo pensare ai Buddha.
L’indomani dovetti però leggermente ricredermi.
Esco dalla nostra guest-house e via una bella secchiata d’acqua addosso… va beh che gli dici? Siamo in Thailandia
, siamo a 40° gradi, con un ‘umidità dell’80%, nel pieno dello smog di Bangkok
, cosa gli vuoi dire? Niente ti rendi conto che forse ti ha fatto un favore.
Ma qualcosa non andava e infatti presa la prima strada poco trafficata capii dove ero finito.
Era arrivato il Songkran
, il capodanno Thailandese
e questo era il loro modo di festeggiare l’inizio del 2549.
Il Songkran offre a tutti l’opportunità di sfogare le proprie frustrazioni e di trovare sollievo al caldo che ad Aprile è veramente impressionante.
Naturalmente noi turisti eravamo i più bersagliati, troppo diversi, troppo vanitosi per poter resistere alla tentazione di lanciarci una bella secchiata d’acqua.
Tutte le strade minori venivano chiuse ai lati con due grossi furgoni e nel mezzo si scatenava l’inferno.
Gente che si fronteggiava a colpi d’acqua da sopra le macchine, dalle case e dai terrazzi con secchi e pistole e poi uno strana usanza quella di spalmarsi addosso una strana polvere simile alla farina (senza pensare male).
Naturalmente i bersagli preferiti erano quei turisti che tremavano al solo pensiero di ricevere un goccio d’acqua e naturalmente erano i primi a venire tartassati.
La festa dura 3 gg dall’alba al tramonto, e quando la luce inizia a scomparire ecco che inizia il “coprifuoco”, tutti si fermano e rientrano a casa pronti per la giornata seguente.
Noi invece quella sera avevamo il pullman per il Nord del paese. Bagnati fino alla punta dei piedi ci siamo cambiati dentro il taxi… ma questa è un’altra storia.
Nicola Paci
nicola.paci@evolutiontravel.it
Innamorato di Rodi
Autore: Luca Piva 
Ecco Rodi l’isola dalle mille emozioni, dal fascino storico al mare incantato.
Quale più bella emozione esiste che vedere l’alba del sole, sdraiati su una bella spiaggia dorata, con alle spalle l’antica acropoli greca, e ritrovarsi ad assistere alla luce del sole che crea quei mille colori spumeggianti nell’acqua del mare calmo.
Vivere Rodi è qualcosa di unico.
Ho vissuto 7 mesi a Rodi
, e ho dormito poco in questi mesi proprio per viverla interamente.
Di giorno non si poteva resistere al richiamo della spiaggia e al sole caldo, quindi ci si piazzava al mattino con il lettino nella fantastica spiaggia rocciosa di Anthony Queen, la spiaggia più bella a dir mio di tutta Rodi, con quell’acqua limpida e le rocce che fuoriescono qua e là dal mare, il tutto circondato da piramidi di rocce che cadono a picco sul mare. Restavamo lì fino a pranzo perché nel pomeriggio pullulava di gente ed era difficile muoversi tra rocce, lettini e gente.
Quindi lasciamo le spiagge di Ladiko
ed andavamo a fare un buon pranzo a base di carne ed insalata greca con il tocco finale di uozo (mai rifiutare). Il nostro punto di ritrovo per il pranzo era sempre nella taverna che si trova alle “sette sorgenti”, unica per locazione, immersa nella natura, e per la qualità del mangiare.
Dopo esserci riempiti la bella pancia che ci troviamo, ci spostavamo nella spiaggia dorata, più grande e ricca di giovani di Tsambika a spaparanzarci a pancia in su e a fare un sonnellino il più delle volte, sotto il sole cocente.
Poi verso sera tornavamo verso Faliraki per l’happy hour (non si può perdere), difatti alla fine potevi mangiare di tutto dalla pasta, alle patatine fritte e chi più ne ha più ne metta. Noi andavamo sempre a Kolimbia
in un baretto tranquillo e con la nostra bella birretta media facevamo fuori il buffet in pratica.
Qualche volta nelle giornate libere andavamo a visitare anche quello che la città di Rodi e Lindos offrono dal punto di vista culturale oppure quello che l’entroterra di Rodi offre in versione naturalistica, imperdibili da tutti i punti di vista; ma il rientro era sempre previsto per l’ happy hour, cioè dalle 7 alle 9 di sera.
Alla fine si era pronti per vivere la notte di Rodi. Orario di uscita le 23.00.
Se cercavamo la serata balorda in compagnia la nostra meta era Faliraki, immersi nel turbinio di giovani stranieri che riempiono le due strade principali ricche di pub e discoteche. Fino alle due gironzolavamo e saltavamo tra i vari pub, anche se il nostro preferito era il Rabbit (con il barista indiano e le ragazze vestite da conigliette a fare da contorno), e poi ci spostavamo nelle varie discoteche. Il bello è che si paga solo in bere e non a cifre astronomiche, l’entrata e sempre gratuita.
Se volevamo invece una serata divertente ma un po più tranquilla ci spostavamo a Rodi città
, quasi sempre al “Colorado” ad ascoltare la musica dal vivo di un gruppo internazionale veramente fantastico. Il gruppo suonava ogni sera dalle 22 fino alle 5 del mattino cover di vario genere e di tutti gli artisti internazionali. Per chi invece voleva fare 4 salti bastava salire o al 1 o al 2 piano del “Colorado” dove ogni sera si poteva ballare o hip pop o house music. Altrimenti andavamo al pub “Blue Lagoon” costruito come una barca pirata con tutti i suoi particolari perfino due Ara giganti all’entrata; un posto alternativo in mezzo alla città di Rodi.
Dopodichè era ora della nanna e già si pensava a vivere il divertimento e le meraviglie del giorno seguente, magari facendo quattro chiacchiere sotto il cielo stellato e il dolce chiaro lunare in qualche spiaggia deserta aspettando che il sole ricominciasse a splendere sul mare rodense.
Luca Piva
luca.piva@evolutiontravel.it
Negli ultimi anni l’Indo-Pacifico, all’interno del quale Papua Nuova Guinea
, Filippine e Malesia
formano l’ormai noto “triangolo d’oro“, rappresenta la meta più ricercata dal turismo subacqueo grazie alla ricchezza e alla particolarità dei fondali che ospitano, in assoluto, le più svariate specie di fauna e flora esistente in natura. In particolare l’Indonesia (posizionata proprio al centro del “triangolo”), con il Parco Marino di Bunaken
, lo stretto di Lembeh
ed il nord Sulawesi
, è famosa in tutto il mondo per la maggiore concentrazione di biodiversità marina con pareti ricoperte da corallo e distese interminabili di gorgonie, pesci di barriera e soprattutto i ‘critters’, ovvero pesci di dimensioni microscopiche come il pigmy (cavalluccio marino che raggiunge al massimo i 2 centimetri di lunghezza), insieme a nudibranchi di ogni forma e colore, al pesce ago fantasma nelle sue diverse conformazioni, al pegasus e al pesce mandarino con la sua livrea multicolore, talmente perfetta ed articolata che sembra disegnata dal più abile dei pittori.
Gangga Island
, piccola isola a nord di Sulawesi nel tratto di mare che unisce il Mar di Celebes con il Mar delle Molucche, è indiscutibilmente uno dei luoghi più magici ed incontaminati che si possano incontrare nel cuore dell’Indo-Pacifico.
Poco distante da Manado, capitale del Sulawesi, Gangga è l’isola del silenzio, interrotto solo dalla leggera risacca che si infrange dolcemente sull’ampio lembo di spiaggia circostante, dei profumi di frangipane, ibiscus ed orchidee che regnano sovrani e dei fondali mozzafiato.
Immergersi a Gangga è come avventurarsi in un mondo dove niente è scontato: ogni parete, ogni pinnacolo, ogni anfratto, ospita e “nasconde” veri e propri gioielli sottomarini, talvolta difficili da scorgere ad occhio nudo (per le loro dimensioni microscopiche) se non con l’aiuto di una guida esperta.
Imbarcandosi da un piccolo porticciolo a nord di Manado
, si raggiunge l’isola a bordo di una delle tipiche barche indonesiane. Durante la breve navigazione, i contorni di questo lembo di terra lunga circa 20 km e larga 2 km, diventano sempre più nitidi ed il contrasto fra la fitta vegetazione tropicale ed il blu cobalto del mare riempie gli occhi ed il cuore. Sullo sfondo le piccole imbarcazioni dei pescatori sembrano galleggiare sospese fra cielo e mare con il loro incedere lento, sospinto da colorate vele artigianali. L’imponenza della natura è tale da stordirti ed inebriarti e, mentre navighiamo, riusciamo già a scorgere la meraviglia dei fondali che attendono solo di essere scoperti. All’orizzonte si stagliano Bangka
e Talisei, altre due isole di origine vulcanica che, insieme a Gangga, formano un arcipelago unico nel suo genere.
L’arrivo a Gangga, dove ci accoglie il calore e l’ospitalità dello staff dell’unico resort presente sull’isola, segna la fine di un lungo viaggio e l’inizio di un’esperienza il cui ricordo rimarrà impresso nelle nostra mente per sempre. L’organizzazione è impeccabile: dopo poche ore la nostra attrezzatura subacquea, depositata fuori dall’accogliente e curatissimo bungalow a pochi passi dalla battigia, è già sistemata a bordo di una delle sette barche del diving e per l’intero soggiorno provvederà l’equipaggio della barca a lavarla (con tanto di disinfettante!!) e riporla giornalmente nelle apposite ceste. Giusto il tempo di infilarsi il costume, raggiungere il piccolo molo e siamo pronti per il primo tuffo. L’emozione e l’impazienza si fanno sempre più incalzanti mentre la nostra guida, un giovane indonesiano dagli occhi vivaci ed il sorriso contagioso, ci illustra la moltitudine dei siti di immersione raggiungibili e delle specie marine che ci attendono.
Pulisan
, Hbo point
, Paradise, Sahuang, Aer Banua
, Sempini
, Efratha
sono solo alcuni degli oltre 60 punti di immersioni raggiungibili da Gangga; senza contare che in appena un’ora e mezza di navigazione si può raggiungere l’arcipelago di Bunaken
con le pareti mozzafiato di Likuan, e in circa due ore, navigando dalla parte opposta, lo stretto di Lembeh
, il top per gli amanti della macro-fotografia.
Il primo incontro, indimenticabile, è proprio con il pigmy sea horse, il cavalluccio marino più piccolo esistente in natura (solo 5 millimetri), nascosto su un’alga a ridosso di una parete. Appena più in la, il ghost pipe fish (pesce ago fantasma abilissimi nel confondersi in mezzo a crinoidi e coralli) e ancora polpi e seppie gigantesche che al nostro passaggio cercano rifugio cambiando livrea per mimetizzarsi con l’ambiente circostante. L’esplosione di cromatismi è tale da non sapere dove posare lo sguardo: banchi di pesci di barriera ci circondano da ogni lato, frog fish (pesci rana) bianchi, gialli, neri, marroni e bianchi, riposano placidamente dentro le spugne a barile, pesci foglia in balia delle correnti cercano rifugio a ridosso della barriera corallina che sprofonda dritta verso gli abissi dove la vita sottomarina è talmente vivace da sembrare irreale.
Ma l’appuntamento più importante, e più “indiscreto”, è alle cinque del pomeriggio con il pesce mandarino, uno delle specie più rare da incontrare, che, proprio al calare del sole, lascia il suo rifugio naturale costituito da acropore, e si avventura alla ricerca di una compagna per l’accoppiamento. Hbo Point è il luogo dove è davvero facile incontrarne a decine, alcuni impegnati in corteggiamenti estenuanti, altri mentre si accoppiano con una danza perfetta, nuotando all’unisono verso l’alto e sfiorandosi il corpo. Ad un tratto ci assale l’imbarazzo per aver violato la loro privacy in atteggiamenti così amorosi e delicati… ma non possiamo fare a meno di rimanere estasiati da tale perfezione.
Non è facile descrivere con le parole l’emozione che si prova nell’immergersi in queste acque… provare per credere!!!!
Daniela Romano & Walter Quintavalle
walter.quintavalle@evolutiontravel.it
Varese – cicloturismo
Autore: Viviana BaioLa provincia offre moltissime possibilità di percorsi da fare in bici, e su questo sito potete trovare le mappe e tutti i dettagli di tutte le proposte.. ma qui vi elenco, quelli che secondo me, sono i migliori:
1- Lago di Varese
: possibilità di visitare l’isolino Virginia a Biandronno.
2- Angera
, Laveno: possibilità di visita alla Rocca Borromeo e al Museo dei Trasporti di Ranco.
3-Cuveglio
, Arcumeggia
e Valcuvia
: visita degli affreschi di Arcumeggia e di Villa Porta Bozzolo a Casalzuigno.
Sono percorsi semplici, possibili da fare tutto l’anno e non troppo lunghi!!
E’ possibile acquistare uno dei pacchetti che offrono il soggiorno presso qualche hotel o bed & breakfast del Varesotto, con delle cene incluse per degustare qualche piatto tipico e il noleggio bici.
Ma tornando alle bellezze che si scoprono pedalando a Varese… , posso raccontarvi quello che si può visitare facendo i tre percorsi che vi elencato:
Nel primo percorso, si incontra L’Isolino Virginia, dalla caratteristica forma triangolare di circa 9200 metri quadrati di superficie, e si trova a pochi metri dalla riva occidentale del lago di Varese, nel comune di Biandronno. Si raggiungere l’isola con una barca al costo di 2 euro. Sull’isola c’è un piccolo museo Preistorico, dato che l’isola è uno degli insediamenti preistorici più importanti d’Europa.
Ah, da non dimenticare, sull’isola c’è un bar-ristornate aperto tutto l’anno!!!
Nel secondo percorso si passa dalla – forse – famosa “ROCCA DI ANGERA
“.
La rocca risale ai tempi dei Romani e Longobardi, poi fu contesa tra i Torriani e i Visconti e Dal 1988 la Rocca ospita un museo unico nel suo genere, primo in Italia e tra i più storici d’Europa, che raccoglie in tredici sale la storia di due secoli di un gioco senza tempo: la bambola.
La rocca è aperta tutti i giorni da sabato 12 marzo a domenica 23 ottobre e il costo del biglietto è di 7 euro.
Il panorama che si gode dalla Rocca sul lago è da MOZZAFIATO!
Altro luogo dove far riposare le gambe dalla pedalata è il Museo Dei Trasporti Ogliari di Ranco dove in 3 ore, potrete vivere 3 secoli di trasporti! Davvero interessante!
Nel terzo percorso potrete fermarvi a fare due passi per il paesino di Arcumeggia
.
Arcumeggia, il cui nome probabilmente deriva da `Arx media” (rocca in mezzo a due valli – Valcuvia e Valtravaglia), è tra i Paesi Dipinti
il più importante, per la fama degli artisti che vi hanno lavorato. Sulle pareti delle case e in ogni angolo del paese si trovano dei bellissimi affreschi; sono stati dipinti a partire dal 1956. Su questo sito potete trovare delle immagini
Anche da questo paesello si gode una splendida vista sulla Valcuvia e sul lago Maggiore.
Una visita d’obbligo è alla VILLA PORTA BOZZOLO di Casalzuigno.
E’ presente nell’elenco dei beni del FAI: è una villa che è sorta nel Cinquecento come villa di campagna, e poi inseguito divenne nobile dimora di rappresentanza e fu arricchita, nella prima metà del XVIII secolo, da un imponente giardino all’italiana. E’ molto bella!
Beh…che altro dire… BUONA PEDALATA!!
Viviana Baio
viviana.baio@evolutiontravel.it
Jerash, sito storico ed archeologico di Giordania, risalente all'Età del bronzo
Autore: Giampiero MinelliL’antica Gerasa, una cinquantina di chilometri a nord di Amman
, capitale della Giordania
, era abitata già più di 5.000 anni fa. Stupenda città greco-romana, molto ben conservata.
Quando ci sono andato la prima volta accompagnavo una troupe cinematografica statunitense che girava un documentario turistico sulle destinazioni Alitalia in Medio Oriente
.
Arrivati sul posto, dopo aver sorseggiato diverse bevande, calde e fredde, che ci volle a tutti i costi offrire, alla accogliente e ciarliera guida locale, con la sua kefia rossa e bianca, abbiamo chiesto di indicarci un particolare curioso.
Ci portò, lentamente, verso il Tempio di Zeus
, in posizione dominante; ci guardò con curiosità e disse: vedete questo colonnato davanti a voi? Bene, una di queste colonne oscilla con il vento. Trovatela.
E si sedette a fumare, poco più in là.
Le colonne, alte una decina di metri, saranno pesate tonnellate; sembrava assolutamente impossibile che potessero oscillare con il vento!
Eppure… accettammo la sfida e cominciammo a ragionare: alcune erano collegate da architravi e le scartammo; altre, isolate, attirarono la nostra attenzione e cominciammo ad ispezionarne le basi, finché arrivammo ad una sul lato est del tempio, esposto al vento in quel momento.
Abu Ibrahim, la nostra guida, si alzò e si avvicinò: l’avete trovata!
La colonna sembrava non poggiare bene sul suo basamento, lui mise un dito tra base della colonna e basamento e disse: sentite, come si muove!
Prima scettici e timorosi poi entusiati facemmo altrettanto e sentimmo la pressione della colonna sul dito cambiare, proprio come se la colonna oscillasse.
Abu Ibrahim si chinò, raccolse un coccetto e un sassolino; infilò il primo sotto la base della colonna e il secondo sotto il coccetto a formare una minuscola leva. Quella leva, andando su e giù con l’oscillazione della colonna, ne amplificava il movimento e permise alla troupe di filmare una sequenza incredibile, tra le più intriganti di “Middle East Caravan
“.
La colonna è ancora lì e presumibilmente oscilla ancora sotto la spinta del vento. E’ la seconda dallo spigolo nord-est del Tempio di Zeus a Jerash
. Se non ci credete andate a controllare!
Forse, Abu Ibrahim non ci sarà più ma troverete certamente un’altra guida che conosce il segreto.
Giampiero Minelli
giampiero.minelli@evolutiontravel.it

Nel lontano 1996 io ed il gruppo di amici soliti assieme alle famiglie siamo stati inviati dal papà di uno degli amici a passare Natale e Capodanno in Brasile.
Noi, tutti eccitati alla notizia di passare l’ennesimo Capodanno assieme in un paese affascinante come quello, accettammo senza esitazione e decidemmo di partire il 23 dicembre per San Paolo del Brasile. Purtroppo il sottoscritto aveva un problema di lavoro per cui li raggiunsi a Santo Stefano.
Partii da Venezia con un freddo micidiale e un’aria che tagliava le orecchie. L’aeroporto di Venezia non era come oggi: per raggiungere l’aereo ho dovuto attraversa la pista a piedi.
Arrivato a San Paolo vestito da inverno italiano pensai di morire per il caldo opprimente che trovai fuori dell’aeroporto.
Come arrivai nel terminal mi rivolsi ad un noleggio taxi per raggiungere la località di villeggiatura.
Arrivato presso Ubatuba
località nota al turismo locale della borghesia Paulista trovai la prima sorpresa: una Villa con patio e ben 8 stanze da letto con rispettivi bagni ed un salone fronte oceano!
Ognuno di noi dormiva con il compagno prescelto prima della partenza, visto che eravamo tutte coppie sposate o fidanzate.
I giorni passavano nella goliardia a girare tra la spiaggia e il centro di questa località Paulista.
Come immaginerete tra amici che si divertono fa presto arrivare Capodanno
, che in Brasile si svolge in mezzo alla musica e festeggiamenti in spiaggia ed al rintocco della mezzanotte è rito brasiliano quello di entrare nell’oceano e far da cinque a sette balzi ogni volta che arrivavano le onde.
La mia prima volta a Rio de Janeiro
Partimmo da Ubatuba alla fine del soggiorno balneare chi per San Paolo
chi per Rio de Janeiro
.
Io Scelsi di andare a Rio con altri 3 amici perché pensai: “venire il Brasile senza andare a Rio è come andare a Roma senza visitare il Papa”.
Prendemmo un taxi a nolo visto che l’autobus per Rio era tutto prenotato. Il taxi era un pick up e ci dirigemmo verso Rio de Janeiro percorrendo una strada in mezzo ad una vegetazione lussureggiante e cascate che talvolta ci attraversavano la strada. Dopo circa 5 ore di percorrenza arrivammo a Rio la “Cidade Meravilhiosa
“.
Entrammo dalla lato del quartiere più glamour della metropoli, Ipanema.
Immaginatevi la nostra eccitazione nel visitare una delle città più belle e famose al mondo.
Arrivammo verso sera e prenotammo presso un hotel consigliato dalla segretaria del papà del nostro amico.
All’indomani ci alzammo presto per visitare la città. Purtroppo dovevamo scegliere uno solo dei monumenti di Rio de Janeiro consigliati. Scegliemmo dato la vicinanza al quartiere dove eravamo.
di salire al Corcovado
e curioso come sono decisi di alzarmi presto per visitare il quartiere.
Ci sono tre modi per salire al Cristo Redentore. Il primo in automobile passando in mezzo alla Foresta di Tijuca oppure a piedi e per ultimo e più suggestivo la cremagliera.
Bene noi scegliemmo proprio la cremagliera per la salita. Ignaro di quello che pensavo di trovare lasciai la macchina fotografica sullo zaino e persi l’occasione di fare delle foto magnifiche durante il tragitto di questo trenino pittoresco.
Sceso dal trenino presi la scalinata sotto la statua del Cristo Redentore
dove si trovano i famosi negozietti di souvenir che vendono ogni cosa dalla statuina del Cristo alla maglietta di Romario (giocatore simbolo brasiliano che ci aveva sconfitto e alla finali da Pasadena 2 anni prima).
Arrivati sotto la statua immensa ci mettono in posa per le foto di rito. Poi ci girammo e come d’incanto sparì la nebbia e vedemmo nitidamente tutti i quartieri di questa bellissima città.
Purtroppo il tempo passa inesorabilmente ed era giunta l’ora di scendere e tornare in Hotel per prendere i bagagli e dirigersi verso l’aeroporto per tornare in Italia.
Arrivato in Italia sentii la mancanza di questa terra magnifica e pensai che dovevo tornarci invece no…
Alla prossima puntata!!!
Alberto Mezzalana
alberto.mezzalana@evolutiontravel.it
Perché Viaggio
Autore: Serena MazzatentaPerché mi piaccia viaggiare non l’ho mai capito fino in fondo!
Mi piace conoscere gente nuova, posti mai visti, nuove culture? Si certo!
Mi piace però anche tornare in posti già visti e magari ritrovare la signora gentile del negozietto che vende cappellini fantastici…
Mi piace viaggiare in posti dove non andrei mai a vivere ed in posti che mi fanno sentire a casa quando non sono a casa…
Mi piace viaggiare con persone nuove, persone che nella vita di tutti i giorni non avrei modo d’incontrare…
Mi piace viaggiare da sola, per non seguire il ritmo di nessuno e adeguarmi al ritmo del luogo in cui mi trovo…
In generale non credo si possa dare un’unica risposta al perché ognuno di noi (chi più chi meno) sente la necessità di viaggiare.
Di certo viaggiare mi fa star meglio! Dal momento in cui decido di partire fino a dopo il rientro a casa vivo una realtà che è “realtà” ma, è anche un mix di ricordi, emozioni, apprensioni, scoperta… e, mi ritrovo a sorridere, apparentemente senza una ragione… ma la ragione c’è: IO VIAGGIO
.
Serena Mazzatenta
serena.mazzatenta@evolutiontravel.it
Delfini in Messico
Autore: Barbara CuccaroloTrovo un super offerta per una settimana in Messico
. Ci sono già stata più volte, ma che importa. Spenderò pochissimo e il paese è stupendo.
Partiamo e arriviamo stanchi morti.
Il giorno dopo come al solito ci vengono prospettate le varie escursioni che si possono fare. Le abbiamo già fatte tutte e decidiamo di non fare nulla. Al limite vedremo poi.
Stiamo andando al mare e alla reception troviamo dei volantini che sponsorizzano programmi di vario tipo con i delfini
.
Chiediamo informazioni… e prenotiamo… era un’esperienza che mai avrei immaginato di riuscire a fare. Ovviamente scegliamo il programma più completo e più costoso.
Non avrei mai pensato di vivere un’emozione così grande. Tutto il giorno stiamo con loro, nuotiamo con loro. Gli istruttori ci insegnano a dare i comandi. Loro vengono, si fanno accarezzare, nuotano vicino a noi, ci fanno le feste… Incredibile! Solo a ripensarci ora mi viene la pelle d’oca.
Sono animali stupendi
, intelligenti
, docili
, giocherelloni
.
Ma chi l’avrebbe mai detto!
E per coronare la già stupenda giornata ecco una sorpresa. L’istruttore ci porta in un’altra vasca e ci dicono che dobbiamo dar da mangiare ai lamantini!! Nemmeno sapevo o avevo idea di che animali fossero. Entriamo in acqua, ci consegnano dell’insalata ed ecco che arrivano. Inizialmente ero un po’ titubante. Sono enormi, e vedermeli arrivare addosso…
Invece sono tenerissimi, mangiano l’insalata e gironzolano attorno a noi, ma ecco che loro si spostano e arrivano una miriade di tartarughe e pesci vari a mangiare quello che loro si sono fatti sfuggire.
A fine giornata pensiamo e ripensiamo a quanto vissuto durante la giornata.
Che dire? IO SONO ANCORA SENZA PAROLE!!!
E quando mi riguardo il video girato sorrido e ripenso a quel giorno.
Sicuramente lo rifarò ancora prima o poi!
Barbara Cuccarolo
barbara.cuccarolo@evolutiontravel.it
Crazy London
Autore: Elisa Chatzi
Ogni volta che vado a Londra scopro qualcosa di nuovo e di diverso. Le mie zone preferite sono senza dubbio Camden
e Portobello
, senza disdegnare tutto il resto ovviamente. Marzo 2008 torno a Londra
per un brevissimo weekend. Il primo giorno corro a Camden … Di sabato e domenica è impraticabile, meno male che è venerdì.
Camden è un quartiere molto particolare, gremito di negozietti pazzi che vendono qualsiasi cosa : vestiti eccentrici, di pelle, di pizzo, punk, ma anche soprammobili antichi, monili vittoriani, strane bottiglie per il latte, lampade antiche, mobili … mi ci perdo in questi labirinti. Appena un mese fa c’è stato un grosso incendio, una piccola parte infatti è bruciata, compreso il pub dove spesso andava Amy Winehouse, che abita poco lontano da lì (Kentish). Adoro anche la gente che cammina per queste strade…vestiti come capita, oppure con la massima cura nei dettagli….creste altissime, capelli rosa, la massima espressione di chi si abbiglia senza paura dei giudizi degli altri. Liberi. Pazzi. La musica esce da ogni piccolo negozio, si possono trovare anche vecchi vinili qui, o vecchie locandine di concerti, poster di gruppi musicali della Swinging London
o del punk degli anni 70.
Qui è carino anche alla sera..Londra è famosa per i suoi Club, è vero, ma qui ci sono locali un po’ più caratteristici, sempre in tema con questa atmosfera unica.
Mi fermo, mi guardo intorno. Faccio un bel respirone. Non posso non fare un salto qui tutte le volte, ma è già ora di riprendere la metro.
Elisa Chatzi
elisa.chatzi@evolutiontravel.it





